Test blower door per la misurazione della tenuta all'aria di un edificio

Cosa si intende per ponte termico

Un ponte termico è una zona localizzata dell'involucro edilizio in cui il flusso di calore è significativamente maggiore rispetto alle aree circostanti. Questa discontinuità può derivare da una variazione geometrica (angolo, giunto), da una variazione dei materiali (telaio di finestra in alluminio in una parete isolata) o da un difetto esecutivo (interruzione dello strato isolante, foratura dell'isolamento per ancoraggi).

La norma tecnica di riferimento in Europa è la EN ISO 10211, che definisce i metodi di calcolo numerico per la determinazione dei flussi di calore e delle temperature superficiali in corrispondenza dei ponti termici. Il coefficiente che quantifica l'effetto di un ponte termico lineare è il coefficiente Ψ (psi), espresso in W/mK.

Classificazione dei ponti termici

Ponti termici di origine geometrica

Si formano nelle zone in cui la geometria dell'involucro genera una discontinuità nel percorso del calore. I casi più comuni negli edifici residenziali italiani sono:

  • Angoli d'edificio (convessi e concavi): negli angoli convessi la superficie interna è inferiore a quella esterna, il che aumenta la densità di flusso termico sulla superficie interna. La temperatura superficiale interna è quindi inferiore alla media, con rischio di condensa e formazione di muffa in assenza di isolamento adeguato.
  • Incastri tra solaio e parete perimetrale: negli edifici in calcestruzzo armato, la testa del solaio che penetra nella parete esterna crea un percorso di bassa resistenza termica dal nucleo del solaio verso l'esterno. In assenza di interruzione dell'isolamento (es. pannello in XPS ad alta resistenza meccanica inserito tra la trave perimetrale e l'estradosso del solaio), le perdite localizzate possono superare 0,5 W/mK.
  • Balconi e sbalzi: i balconi in continuità strutturale con il solaio interno sono tra i ponti termici più severi negli edifici degli anni '60–'80 in Italia. Il flusso di calore che percorre la soletta del balcone può generare Ψ superiori a 0,8–1,0 W/mK senza intervento isolante.

Ponti termici di origine materica

Derivano dall'inserimento nella parete di un elemento con conducibilità termica molto diversa da quella dell'isolante circostante:

  • Telai di finestre e porte: i telai in alluminio senza rottura di ponte termico (RPT) hanno conducibilità di 160 W/mK, contro i 0,04 W/mK di un pannello EPS. Anche con RPT, il contributo del telaio alla dispersione totale di una finestra può rappresentare il 15–25% delle perdite totali dell'infisso.
  • Ancoraggi meccanici: i tasselli in acciaio utilizzati per fissare l'isolamento in facciata possono costituire ponti termici puntiformi. I tasselli con gambo in fibra di vetro o polipropilene riduco il coefficiente χ (chi) da 0,004 a meno di 0,001 W/K per elemento.
  • Pilastri e travi in cemento armato a filo facciata: nelle strutture intelaiate con tamponamento in laterizio, i pilastri perimetrali non isolati sono responsabili di quote significative delle dispersioni totali della facciata, con valori λ del calcestruzzo pari a 1,80–2,10 W/mK contro i 0,20–0,35 W/mK del laterizio forato.

Impatto dei ponti termici sul bilancio energetico

La norma EN ISO 13790 (oggi sostituita da EN ISO 52016) prevede due metodi per contabilizzare i ponti termici nel calcolo del fabbisogno energetico: il metodo dettagliato (coefficienti Ψ da calcolo numerico per ogni giunzione) e il metodo semplificato (maggiorazione percentuale della trasmittanza media della parete).

Il metodo semplificato, ancora ammesso dal D.M. 26 giugno 2015 per edifici con superficie netta inferiore a 200 m², prevede una maggiorazione del 15% della trasmittanza media in assenza di analisi dettagliata. In edifici degli anni '70 con solaio in latero-cemento e pilastri a filo, la maggiorazione reale può essere superiore al 30%, il che significa che un calcolo semplificato sottostima sistematicamente le dispersioni.

Rilevazione con termografia a infrarossi

La termocamera a infrarossi è lo strumento più efficace per la rilevazione qualitativa dei ponti termici in situ. Il principio di funzionamento si basa sul rilevamento della radiazione infrarossa emessa dalle superfici, proporzionale alla loro temperatura assoluta. Le aree più fredde sulla superficie interna (o più calde su quella esterna in inverno) corrispondono a zone di maggiore flusso termico.

Le condizioni ottimali per un'indagine termografica esterna sono:

  • Differenza di temperatura interno/esterno di almeno 10 K (preferibilmente 15–20 K).
  • Assenza di irraggiamento solare diretto sull'edificio nelle 3–4 ore precedenti il rilievo.
  • Vento moderato (inferiore a 5 m/s) per evitare perturbazioni del film d'aria superficiale.
  • Umidità relativa inferiore all'85% per ridurre la condensazione superficiale.

La norma EN 13187 definisce la procedura qualitativa di rilievo termografico degli edifici. Per i rapporti quantitativi (temperatura di superficie, emissività dei materiali, correzione della riflessione ambientale) si applica la norma EN ISO 6781-3.

Test di tenuta all'aria (blower door test)

Il test blower door, normato dalla EN ISO 9972, misura la permeabilità all'aria dell'involucro edilizio. Un ventilatore calibrato viene installato in una porta e mette in depressione (o sovrapressione) l'edificio a 50 Pa. Il flusso d'aria necessario a mantenere questa pressione è il parametro n50 (volumi d'aria per ora).

Il test permette di:

  • Quantificare la permeabilità globale dell'involucro (n50, espresso in h⁻¹).
  • Localizzare le infiltrazioni con una termocamera o con fumo artificiale durante la fase di depressione.
  • Verificare la conformità ai requisiti normativi (standard Passivhaus: n50 ≤ 0,6 h⁻¹; requisiti minimi italiani per NZEB: n50 ≤ 1,5 h⁻¹ nelle zone climatiche E e F).

La combinazione termografia + blower door consente di distinguere tra ponti termici per conduzione (visibili sia in pressione normale che in depressione) e infiltrazioni d'aria (amplificati in depressione). Questa distinzione è rilevante perché le soluzioni correttive sono diverse: l'isolamento risolve la conduzione, la sigillatura degli interstizi risolve le infiltrazioni.

Soluzioni tecniche per la riduzione dei ponti termici

Il cappotto termico continuo sull'esterno dell'edificio è la soluzione più efficace per eliminare i ponti termici di origine geometrica e materica nei nodi tra parete e solaio, nei pilastri e nelle spalle delle finestre. La continuità dell'isolamento è garantita dall'assenza di interruzioni, anche in corrispondenza degli ancoraggi meccanici.

Per i balconi esistenti in continuità strutturale con il solaio interno, le soluzioni più adottate in Italia sono:

  • Isolamento del sottobalcone con pannelli a forte inerzia (EPS densificato o XPS da 8–12 cm).
  • Inserimento di elementi a taglio termico (Schöck Isokorb o equivalenti) negli edifici di nuova costruzione, che riducono il Ψ da 0,8 a meno di 0,15 W/mK.
  • Conversione del balcone in loggia con chiusura vetrata, che elimina il ponte termico atmosferico pur mantenendo l'affaccio esterno.

Ponti termici e rischio di condensa superficiale

La norma EN ISO 13788 definisce il metodo di verifica per la condensa superficiale: la temperatura superficiale minima di una parete deve essere superiore al punto di rugiada dell'aria interna per il periodo di calcolo. Il fattore di temperatura superficiale fRsi deve essere superiore a 0,70 per ambienti a normale occupazione (classe III secondo EN 15251).

In pratica, un ponte termico che abbassi la temperatura superficiale interna sotto i 12–13°C con aria interna a 20°C e 60% di umidità relativa è a rischio condensa. La formazione ripetuta di condensa favorisce la crescita di muffe, in particolare Cladosporium e Aspergillus, con effetti documentati sulla qualità dell'aria interna e sulla salute degli occupanti.

Fonti: ENEA, EN ISO 10211, CTI, EN ISO 9972, EN ISO 13788. Aggiornato: 2 maggio 2026.